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Perché Totti ha lasciato la Roma: ecco la verità (VIDEO)

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Perché Totti ha lasciato la Roma. Una magia trentennale conclusasi con l’amaro in bocca: Francesco Totti ha lasciato ufficialmente la Roma. L’annuncio delle sue dimissioni da dirigente giallorosso giunge a margine di una conferenza stampa tenutasi lunedì 17 giugno alle 14 presso il Salone d’Onore del Coni.


Mi dimetto non per colpa mia. (…) Non ho avuto mai la possibilità operativa sull’area tecnica“. “Non mi hanno fatto fare niente – ha aggiunto -. Il club mi ha tenuto fuori da tutto. Dopo certe sconfitte c’era chi ridevaI giocatori, gli allenatori, i dirigenti e i presidenti passano, le bandiere restano“. Sono alcuni dei passaggi chiave della conferenza, ma procediamo saggiamente per gradi.

Ecco i punti salientii della conferenza stampa.

Francesco Totti inizia a parlare:
“Ho mandato una mail al Ceo della Roma dove scrivo in poche parole che mi dimetto dal mio ruolo nella Roma. Viste le condizioni, penso sia stato doveroso e giusto prendere questa decisione. Non ho mai avuto la possibilità operativa di lavorare sull’area tecnica della Roma. Penso sia la decisione più coerente e giusta. (…) I presidenti, gli allenatori e i giocatori passano. Le bandiere non passano. Quelle no. Questo mi ha fatto pensare tanto. Non è stata colpa mia prendere questa decisione”.

Di chi è stata la colpa?
“Non è stata mia. Non mi hanno mai coinvolto in un progetto tecnico. Il primo anno ci può stare, ma poi ho capito. Non ci siamo mai trovati. Conoscevano la mia voglia di dare tanto a questa società, ma loro non hanno mai voluto. Mi hanno tenuto fuori da tutto. Non c’è un colpevole. E’ stato fatto un percorso e non è stato rispettato e io ho preso la mia decisione”.


Un addio o un arrivederci?
“Al popolo di Roma devo dire solo grazie per come mi hanno sempre trattato. C’è stato un reciproco rispetto, sia in campo che fuori. Posso solo dire loro di continuare a tifare questa squadra. La Roma per me è la squadra più importante del mondo. Vederla in questo momento di difficoltà mi dà fastidio e mi rende triste (…) È un arrivederci, non un addio. È impossibile vedere Totti fuori dalla Roma, e da romanista non penso che possa succedere. Prenderò altre strade, poi se un’altra proprietà punterà forte su di me, sarò sempre pronto”.

Promesse non mantenute
“Tutti sappiamo che mi hanno fatto smettere di giocare. Sul lato dirigenziale avevo un contratto di sei anni. Sono entrato in punta di piedi perché per me era una novità. Andando avanti col tempo ho capito che sono due ruoli completamente diversi. Mi han fatto tante promesse, ma alla fine non sono mai state mantenute. Poi è normale che, col passare del tempo, anche io ho valutato e giudicato. Lo facevo per la Roma, ma non volevo più mettermi a disposizione di persone che non mi volevano dare spazio”.

Detottizzazione e Deromanizzazione
“È’ stato sempre un pensiero fisso di alcune persone quello di levare i romani dalla Roma. E ora è prevalsa la verità. Sono riusciti a ottenere quello che volevano. Da quando sono entrati gli americani hanno cercato in tutti i modi di metterci da parte. È quello che hanno voluto e ci sono riusciti”.


I rapporti con Baldini
“Non c’è mai stato e mai ci sarà rapporto. Se ho preso questa decisione penso che sia normale che ci siano dei problemi interni al club. Uno dei due doveva uscire e mi sono fatto da parte io perché troppi galli a cantare non servono in una società. Ci sono troppe persone che mettono bocca, facendo solo casini e danni. Ciascuno dovrebbe fare il suo. Quando canti da Trigoria non si sente mai il suono. L’ultima parola arrivava sempre da Londra. Era inutile fare o dire quello che pensavi. Era solo tempo perso”.

La proprietà lontana
“Per me è pesata tantissimo la distanza della proprietà. Il presidente deve essere più sul posto. Quando i giocatori e i dirigenti vedono il capo, stanno sull’attenti e lavorano come dovrebbero. Quando non c’è il capo fanno tutti come pare a loro”.

Il lavoro alla Roma da dirigente

“Non ho mai fatto nulla. Non mi sono mai sentito coinvolto nell’area tecnica. Non voglio fare il fenomeno, ma penso di saper riconoscere i giocatori. Ho le basi e l’occhio per vedere le qualità dei calciatori. Questo lo so fare bene, anche sbagliando. Ma la mia parola vale, mettendoci sempre la faccia. Soprattutto quando le cose vanno male come è successo quest’anno”.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso

“Tante cose mi hanno fatto riflettere e pensare. Non sono mai stato reso partecipe. Solo quando erano in difficoltà mi chiamavano. In due anni ho fatto forse dieci riunioni. Mi chiamavano solo all’ultimo. Il cerchio si stringe e poi subentra il rispetto verso la persona. Io ho cercato di portare qualcosa in più a questa società, ma dall’altra parte vedevo che il pensiero era diverso”.


La proposta di direttore tecnico
“Io di soldi non ho mai parlato e non ho mai chiesto niente. Ho chiesto di fare il direttore tecnico perché penso di avere queste competenze. Se poi però decidono l’allenatore, il direttore sportivo e tu passi in secondo piano, allora che direttore tecnico sei? Non sono andato a Londra perché me l’hanno detto due giorni prima ed era già tutto fatto. Non mi hanno chiesto un parere. L’unico allenatore che ho chiamato è stato Antonio Conte. Gli altri non li ho mai sentiti. Io per stupido non ci passo. Non è vero che l’unico che non ho contattato io (Fonseca) ha poi accettato. Questa è la verità”.

Il rapporto con Pallotta
“Fienga è l’unico dirigente che ha creduto in me. L’unico che ho chiamato con lui è stato Ranieri. Tecnico che altri dirigenti non volevano. Sarebbe venuto anche gratis alla Roma e ha fatto il massimo. È un uomo vero. Quando l’ho chiamato, mi ha risposto ‘Domani sono a Trigoria’. I romanisti dovrebbero essere fieri di Ranieri ed è doveroso ringraziarlo”.


Sull’addio di De Rossi
“Io già a settembre dissi ad alcuni dirigenti che, se pensavano fosse stata l’ultima stagione di De Rossi, avrebbero dovuto dirglielo subito. Perché lui era il capitano della Roma, andava rispettato. Poi s’è creato tutto un contesto difficile ed è passato il tempo che è passato. Il problema è che a Trigoria le cose vanno fatte subito, invece non avviene così. Io con De Rossi ci ho parlato da amico e ho provato a fargli capire cosa stesse accadendo, nonostante fossi un dirigente. Invece s’è creato lo stesso problema che si creò con me e non so se è una cosa voluta o se non ci pensano. A me sembra voluto, perché da quello che so, loro hanno sempre voluto allontanare i romani dalla Roma”.

Pugnalate a Trigoria
“Non farò mai i nomi, ma ci sono persone che non mi vogliono a Trigoria. Ci sono delle persone che fanno il male della Roma. Il problema è che Pallotta tante cose non le sa e si fida sempre delle stesse persone. Io che conosco bene Trigoria e conosco gli spostamenti di tutti, so come va gestita. Ci sono cresciuto lì dentro. So quali possono essere i problemi o le risorse. Come si fa ad andare avanti insieme e ad aiutare un club se ciascuno fa il proprio interesse? Poi di tutto quello che riportano a Boston arriva un decimo di verità”.


E sul rapporto con Pallotta: “In due anni io non ho mai sentito nessuno. Né Pallotta, né Baldini. Che dovevo pensare? Che ero benvoluto? Sono otto anni che dicono che vinciamo lo scudetto.. spero che ci riescano”.

Cosa ha fatto più male
“Per me sono stato un peso per questa società. Mi hanno detto che sono troppo ingombrante sia da calciatore, sia da dirigente”.

Scelte tecniche non condivise e Monchi
“Non farò nomi. Tornando dalle vacanze dopo che ho smesso il primo anno mi hanno chiesto un parere su un giocatore e io l’ho sconsigliato. I dirigenti mi han detto che andavo sempre contro di loro. Io avrei fatto un’altra scelta e sicuramente ci avrei azzeccato. Un giocatore dell’Ajax. Monchi non l’ho più sentito”.

Gestione del caso Nainggolan
“Ho preso una posizione forte. La maggior parte dei dirigenti non volevano dare una forte punizione, ma negli altri club forti queste cose non succedono. Quando uno sbaglia, deve pagare. Altrimenti gli altri si accodano. Può essere anche Messi o CR7. Dentro lo spogliatoio deve esserci rispetto”.

Dopo la semifinale di Champions
“Dopo la semifinale, pensi di poter giocare la finale. Di Francesco l’ha preso Monchi, non l’ho portato io. Lui ha chiesto 4-5 giocatori e non glieli hanno mai presi. Non sto difendendo il tecnico, ma le cose bisogna saperle tutte”.

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