Serie A

Inchiesta Last Banner: cos’ è, persone coinvolte e partite a rischio

Inchiesta Last Banner

Inchiesta Last Banner. Un vero e proprio scossone ha fatto tremare la curva Sud della Juventus: i capi e i principali referenti dei gruppi ultrà sono stati arrestati in un’indagine condotta dalla Procura di Torino, che ha disposto dodici misure cautelari. Le accuse, a vario titolo, associazione a delinquere, estorsione aggravata, autoriciclaggio e violenza privata.

L’indagine, chiamata ‘Last Banner‘, è partita in seguito ad una denuncia presentata dalla Juventus per le minacce e i ricatti palesati da alcuni ultras, che peraltro avevano inventato false contestazioni (vedi contro Bonucci) per far multare la società.


L’inchiesta è stata condotta dal procuratore Patrizia Caputo e dal magistrato Chiara Maina. “Quella dei Drughi era un’organizzazione di tipo militare: le persone, anche più fidate, venivano allontanate se non rispondevano alle indicazioni del capo indiscusso Dino Mocciola. Queste sono persone che fanno della violenza uno stile di vita. Il tifo è un pretesto. Nemmeno la presenza dei bambini li fermava”, ha detto Patrizia Caputo.

Chi sono gli arrestati

Sono dodici le persone coinvolte nell’inchiesta “Last Banner”. Sei sono finiti in carcere, altri quattro ai domiciliari mentre due hanno obbligo di dimora.

Gli indagati sono Geraldo Mocciola di 56 anni, Salvatore Cava di 51 anni, Sergio Genre di 43 anni, e Luca Pavarino di 51 anni, tutti del gruppo Drughi. Quanto alla fazione “Tradizione – Antichi valori” sono Umberto Toia di 54 anni, Massimo Toia di 54 anni e Corrado Vitale di 45 anni. Dei Viking indagati Fabio Trinchero di 48 anni e Roberto Drago di 47. Gli ultimi indagati sono Cristian Fasoli di 42 anni appartennte al gruppo “Nucleo 1985” e Giuseppe Franzo, 55enne leader del gruppo “Quelli di via Filadelfia”.


Sempre nell’ambito della stessa inchiesta sono stati denunciati 25 ultrà della Juventus per violenza privata aggravata in concorso, di cui 17 dei “Drughi”, 2 dei “NAB”, uno dei “Viking”, uno di “Tradizione” e quattro dei “Drughi”. Questi ultimi sono accusati altresì di associazione a delinquere.

Cosa è successo

I leader dei più importanti gruppi ultras bianconeri distribuivano illegalmente biglietti per entrare allo stadio grazie alla complicità di alcune ricevitorie. Questo è quanto emerge dal quadro delineato dagli inquirenti, secondo il quale i capi avrebbero anche strutturato una “capillare strategia criminale” per ricattare la società bianconera.

Sarebbero emersi “incontrovertibili elementi probatori” nei confronti degli arrestati, responsabili di una “precisa strategia estorsiva” nei confronti della Juventus. Cosa ha scatenato la rabbia degli ultras?  La ragione risalirebbe al termine del campionato 2017-18, quando la società bianconera aveva deciso di togliere una serie di privilegi ai gruppi ultras, scatenando in tal modo la reazione dei leader storici delle varie sigle. I leader si sono poi accordati per riottenere quei vantaggi che erano stati loro tolti e per affermare la loro posizione di forza nei confronti della società.

Quelle proteste contro Bonucci. I capi ultrà hanno iniziato volutamente una campagna denigratoria e di contestazione verso la Juventus per due apparenti motivi alquanto pretestuosi: aumento dei costi degli abbonamenti ed il rientro in squadra di Bonucci. Al fine di evitare conseguenze serie e danni d’immagine, la Juventus ha dovuto garantire circa 300 biglietti a pagamento per le gare in trasferta di campionato e di Champions League, poi in parte redistribuiti dai capi ultrà ricavando indebiti profitti. Da qui l’accusa di autoriciclaggio.

Altri episodi. Nelle indagini è stata palesata l’azione capillare dei Drughi chiamati a recuperare diversi ticket di accesso  allo stadio per le partite casalinghe della Juventus, avvalendosi di biglietterie compiacenti. In collaborazione con i capi di “Tradizione”, sono ricorsi a minacce e ricatti per ottenere indebitamente dai bar dello stadio 25 consumazioni gratuite per ogni partita casalinga.

Questa “strategia estorsiva” è stata accompagnata da continue “pressioni” sui frequentatori “normali” della curva che hanno “dovuto” attenersi ai divieti “imposti” dai capi ultrà di “non” intonare cori e slogan durante le partite al fine di far alimentare un clima “ostile” e teso verso la società. Modo di fare che ha condizionato inevitabilmente il “tifo” di tutta la curva sud dell’Allianz Stadium.



Juventus-Verona a rischio

Il match Juventus-Verona, previsto sabato 21 alle 18, sarà oggetto di particolare attenzione da parte delle forze dell’ordine. Lo ha ribadito il questore di Torino Giuseppe Matteis: “Quella di sabato era una partita già attenzionata. Sono due tifoserie con ideologie differenti. Ora aumentano i rischi perché sono prevedibili reazioni”.

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