Nel calcio italiano si parla sempre di allenatori, mercato e classifiche. Ma dietro le quinte della Serie A c’è un altro campionato, molto meno visibile e forse ancora più impressionante: quello dei patrimoni dei proprietari. A marzo 2026, il quadro è in continua evoluzione e racconta una verità chiara: il calcio italiano è sempre più internazionale, sempre più finanziario e sempre meno legato al vecchio modello del “presidente tifoso”.
I proprietari più ricchi del calcio italiano
Il caso più clamoroso resta quello del Como, alle spalle della famiglia Hartono attraverso il gruppo Djarum/SENT Entertainment. Forbes colloca R. Budi e Michael Hartono ai vertici della ricchezza asiatica, con un patrimonio stimato in 43,8 miliardi di dollari nella lista Indonesia’s 50 Richest 2025. Per distacco, sono il riferimento economico più impressionante tra i proprietari collegati ai club italiani.
Subito dietro, tra i nomi più pesanti del sistema Serie A, c’è Dan Friedkin, proprietario della Roma. Forbes Italia lo indica a 7,7 miliardi di dollari nella graduatoria dei miliardari, mentre le rilevazioni più recenti rilanciate negli Stati Uniti lo collocano persino più in alto nel 2026. In ogni caso, il punto non cambia: la Roma è stabilmente nelle mani di uno degli imprenditori più ricchi presenti nel calcio europeo.
Nel gruppo dei proprietari più solidi va inserita anche la galassia del Bologna, legata a Joey Saputo e alla famiglia Saputo. Forbes accredita Emanuele (Lino) Saputo & family tra i miliardari globali del 2026, e le stime circolate sui patrimoni della famiglia confermano una potenza economica molto superiore alla dimensione tradizionale del club rossoblù.
Poi c’è la Juventus, che continua a essere il club italiano più chiaramente associato a una dinastia industriale storica. John Elkann, figura centrale di Exor e della governance bianconera, viene stimato da Forbes a 2,5 miliardi di dollari al 12 marzo 2026. Non è il proprietario più ricco della Serie A, ma resta uno dei nomi più pesanti per influenza, struttura societaria e capacità di reggere cicli lunghi.
Anche l’Atalanta merita un passaggio importante, perché fotografa bene il calcio italiano di oggi: non più solo famiglia fondatrice, ma modello misto tra capitale internazionale e radici locali. Il controllo del club è infatti condiviso tra Stephen Pagliuca, già noto nel private equity e nello sport americano, e la famiglia Percassi. Forbes stima Antonio Percassi a circa 1,3 miliardi di dollari a marzo 2026, mentre Pagliuca rappresenta l’anima internazionale e finanziaria del progetto bergamasco.
Sul fronte milanese, la situazione va letta con attenzione. L’Inter è sotto il controllo di Oaktree, che ha acquisito il 99,6% del capitale nel maggio 2024: qui non c’è il classico “miliardario-padrone”, ma un gigante globale dell’asset management. Il Milan, invece, resta in mano a RedBird Capital Partners, che ancora nel gennaio 2026 ha ribadito ufficialmente il proprio impegno diretto sul club. In questi due casi, più che il singolo patrimonio personale, conta la forza dei veicoli finanziari che governano le società.
La Fiorentina merita un discorso a parte, anche perché proprio qui l’aggiornamento era indispensabile. Rocco Commisso, storico proprietario viola, è morto il 17 gennaio 2026 dopo un periodo di cure mediche. Pochi giorni dopo, il club ha nominato presidente il figlio Giuseppe B. Commisso, garantendo continuità alla guida della società e al legame con la famiglia proprietaria. Quindi oggi, parlando della Fiorentina a marzo 2026, non è corretto scrivere che Rocco Commisso sia ancora il volto operativo del club.
Da correggere anche il capitolo Monza. Non è più giusto presentarlo come un club pienamente controllato dalla famiglia Berlusconi: nel settembre 2025 Beckett Layne Ventures ha completato l’acquisizione dell’80% della società, con il restante 20% in uscita da Fininvest entro giugno 2026. Insomma, il Monza non è più una proprietà “berlusconiana” nel senso pieno che aveva fino a poco tempo fa.
La fotografia finale è chiara: il club italiano legato al patrimonio più enorme resta il Como con gli Hartono; tra i singoli nomi più pesanti ci sono Dan Friedkin per la Roma, la famiglia Saputo per il Bologna e John Elkann per la Juventus; mentre Inter e Milan confermano la trasformazione del calcio in un terreno sempre più dominato da fondi, holding e grandi gruppi di investimento.
Ed è forse proprio questo l’aspetto più interessante per i tifosi: oggi la Serie A non è soltanto una sfida tra squadre, ma anche tra modelli di proprietà. C’è il club sostenuto dal miliardario-imprenditore, quello controllato da una famiglia storica, quello guidato da un fondo internazionale e quello che prova a crescere come brand globale. Il pallone resta lo stesso, ma chi lo finanzia è cambiato radicalmente.
