L’idea di un’Italia “ripescata” ai Mondiali 2026 sta circolando con forza perché, accanto alle normali qualificazioni, il regolamento FIFA prevede un’eventualità straordinaria: se una federazione già ammessa alla fase finale si ritira o viene esclusa, la FIFA può decidere come intervenire e può anche sostituirla con un’altra associazione. È questo il punto chiave che ha riacceso la discussione attorno agli azzurri. Ma bisogna chiarirlo subito: non c’è una procedura già annunciata che riporti automaticamente l’Italia in corsa, né esiste al momento una conferma ufficiale di un “super playoff” riservato agli esclusi europei.
Il regolamento della fase finale del Mondiale 2026, pubblicato da FIFA nel marzo 2026, è molto chiaro sotto due profili. Da un lato, tutte le nazionali partecipanti si impegnano a disputare tutte le partite fino all’eventuale eliminazione. Dall’altro, l’articolo 6.7 stabilisce che, se una federazione partecipante si ritira o viene esclusa dal torneo, la FIFA decide “a sua esclusiva discrezione” cosa fare e può anche rimpiazzarla con un’altra nazionale. Inoltre, lo stesso articolo 6 del regolamento prevede sanzioni economiche e possibili ulteriori misure disciplinari per chi si ritira.
Perché si parla proprio adesso dell’Italia
Il motivo è legato al caso Iran. Reuters ha riportato il 7 aprile 2026 che il governo iraniano non ha ancora preso una decisione definitiva sulla partecipazione ai Mondiali e sta aspettando una risposta della FIFA sulla richiesta di spostare le tre partite del girone previste negli Stati Uniti in Messico. Secondo la stessa ricostruzione, la federazione iraniana ha sollevato il tema della sicurezza, mentre il ministro dello Sport Ahmad Donyamali ha detto che la decisione finale spetterà al governo. Reuters aggiunge anche che, allo stato attuale, il presidente FIFA Gianni Infantino ha dichiarato che l’Iran dovrebbe giocare come da programma.
Questo significa che oggi siamo davanti a uno scenario ancora aperto ma non definito. L’Iran non è stato escluso, e la FIFA non ha annunciato alcuna sostituzione. Semplicemente, esiste una situazione geopolitica che ha generato un dubbio sulla partecipazione e che, proprio per questo, ha riattivato il dibattito sul possibile utilizzo delle norme regolamentari relative alla sostituzione di una squadra qualificata.
Il “super playoff” esiste davvero?
Qui serve la distinzione più importante. Un playoff FIFA per gli ultimi posti al Mondiale 2026 esiste davvero, ma non è un meccanismo creato per eventuali ripescaggi postumi di nazionali escluse dalla fase finale. Si tratta del FIFA World Cup 2026 Play-Off Tournament, cioè il torneo intercontinentale che assegna gli ultimi due pass per il Mondiale tra squadre provenienti da diverse confederazioni. FIFA lo descrive come il torneo che decide gli ultimi due posti disponibili alla Coppa del Mondo 2026.
In altre parole, il playoff ufficiale FIFA già previsto dal sistema di qualificazione non coincide automaticamente con il “super playoff” evocato da alcuni titoli. Se una qualificata dovesse rinunciare o venire esclusa, la FIFA avrebbe sì la facoltà di intervenire, ma il regolamento non dice che debba per forza organizzare uno spareggio tra nazionali rimaste fuori. Dice piuttosto che la decisione spetta alla FIFA, che può prendere “qualsiasi misura ritenuta necessaria” e può anche rimpiazzare la federazione interessata con un’altra associazione.
L’Italia avrebbe davvero delle chance?
Sul piano teorico, sì: se si aprisse un posto, la FIFA dovrebbe scegliere come riempirlo. Ma sul piano pratico tutto dipenderebbe dal criterio adottato. Il regolamento non indica in modo automatico che debba essere scelta la “migliore esclusa UEFA”, né che la priorità spetti all’ultima nazionale europea eliminata o a chi occupa la posizione più alta nel ranking FIFA. Questo vuol dire che, finché non esiste una decisione ufficiale, qualsiasi ricostruzione sul fatto che toccherebbe sicuramente all’Italia resta una ipotesi giornalistica, non una certezza regolamentare.
L’Italia, però, entra nel discorso perché è una nazionale di primissimo piano, con peso sportivo e commerciale evidente, e perché il tema del ranking e della competitività renderebbe gli azzurri uno dei nomi più discussi in caso di vacanza di un posto. Questa, però, è una deduzione logica, non un’indicazione scritta nero su bianco dalla FIFA. La parte certa è un’altra: la FIFA può sostituire una squadra qualificata, ma decide lei come.
Cosa potrebbe fare concretamente la FIFA
Gli scenari realistici, leggendo il regolamento, sono sostanzialmente tre. Il primo è che non cambi nulla: l’Iran riceve rassicurazioni o una soluzione organizzativa, partecipa regolarmente e il caso si chiude. Il secondo è che la FIFA, in caso di ritiro o esclusione, scelga direttamente una nazionale sostitutiva. Il terzo è che la stessa FIFA costruisca una procedura ad hoc, come uno spareggio o un mini-torneo tra federazioni non qualificate. Quest’ultima strada, però, al momento non è stata annunciata ufficialmente.
Il punto decisivo è che il regolamento lascia alla FIFA un margine molto ampio. L’articolo 6 parla infatti di decisione “a propria esclusiva discrezione”, formula che attribuisce all’organo organizzatore il pieno controllo del caso. Proprio per questo, quando si legge di “Italia ripescata” bisogna stare attenti: oggi non c’è un dispositivo automatico già attivo, ma soltanto una base regolamentare che renderebbe possibile una scelta futura.
I tempi: quando si capirebbe qualcosa
Anche sui tempi bisogna essere rigorosi. Reuters ricorda che il Mondiale 2026 si giocherà dall’11 giugno al 19 luglio 2026. Questo significa che una eventuale decisione FIFA non potrebbe slittare troppo, soprattutto se dovesse riguardare la composizione definitiva dei gironi, la logistica, gli spostamenti e la sicurezza. Più ci si avvicina al torneo, più la finestra per una soluzione alternativa si restringe.
Dal punto di vista formale, il momento chiave arriverebbe soltanto se una federazione qualificata comunicasse il ritiro oppure fosse oggetto di un provvedimento di esclusione. Fino ad allora, la FIFA non ha alcun obbligo di aprire un nuovo dossier pubblico. Ecco perché, a oggi, si può parlare di possibilità astratta ma concreta sul piano normativo, non di procedura già partita.
Il caso Iran è davvero così vicino al forfait?
La situazione va letta con prudenza. Reuters riferisce che il ministro dello Sport iraniano ha spiegato che la richiesta di trasferire le partite dal territorio statunitense al Messico è ancora valida, ma non ha ricevuto risposta dalla FIFA. Lo stesso ministro ha aggiunto che, senza adeguate garanzie di sicurezza, la partecipazione dell’Iran negli Stati Uniti sarebbe molto difficile. Allo stesso tempo, però, non c’è stata fin qui una rinuncia formale e la FIFA, secondo la stessa Reuters, continua a considerare l’Iran inserito regolarmente nel programma.
Questo è un passaggio cruciale per capire il peso della notizia. Il tema non nasce da una sanzione già comminata o da un posto già liberato, ma da una condizione di incertezza politico-organizzativa. Perciò l’ipotesi Italia è, allo stato attuale, una conseguenza indiretta di un problema ancora irrisolto, non l’effetto di una decisione già presa.
Quindi l’Italia può davvero sperare?
Sì, ma solo in senso teorico. La speranza esiste perché il regolamento apre uno spazio d’azione alla FIFA. Tuttavia, parlare oggi di Italia già “ripescata” sarebbe scorretto. La formulazione più precisa è questa: se una nazionale qualificata dovesse uscire dal torneo prima dell’inizio, la FIFA avrebbe il potere di sostituirla; in quel quadro, anche l’Italia potrebbe rientrare tra i nomi valutabili. Ma oltre questo, al momento, non si può andare senza forzare i fatti.
Conclusione
La notizia va letta senza sensazionalismi. Non c’è un biglietto già pronto per gli azzurri, né un “super playoff” ufficializzato per riammettere le escluse. C’è però un elemento molto concreto: il regolamento FIFA prevede che, in caso di ritiro o esclusione di una nazionale qualificata, l’organizzazione possa intervenire liberamente e perfino scegliere una sostituta. Siccome il caso Iran resta aperto e politicamente delicato, il tema è tornato d’attualità. Ma finché non arriverà una decisione formale della FIFA o una rinuncia ufficiale della federazione interessata, l’ipotesi Italia resterà soltanto questo: un’ultima spiaggia possibile, non ancora una strada aperta.
