Quanto fattura DAZN in Italia
Serie A

Quanto fattura DAZN in Italia? I numeri disponibili, il peso della Serie A e i piani futuri

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Parlare di fatturato DAZN in Italia richiede una premessa importante: DAZN non pubblica nei conti disponibili al pubblico un dato separato e ufficiale dei ricavi del solo mercato italiano. L’ultimo bilancio consolidato disponibile è quello di DAZN Group Limited al 31 dicembre 2023, depositato nel registro britannico, e fotografa il gruppo nel suo complesso, non il singolo Paese. In quel bilancio, i ricavi consolidati salgono a 2,863 miliardi di dollari, contro i 2,197 miliardi del 2022, mentre la perdita netta si amplia a 1,459 miliardi di dollari.

Quindi, alla domanda “quanto fattura DAZN in Italia?”, la risposta più rigorosa è questa: non esiste un numero ufficiale pubblico, isolato e certificato, riferito solo all’Italia. Esistono però diversi indicatori che permettono di capire quanto il mercato italiano pesi davvero nella strategia del gruppo. Il primo è politico-industriale: DAZN stessa definisce l’Italia un mercato centrale, avendo blindato la Serie A fino al 2029, con 266 partite in esclusiva e 114 in co-esclusiva per stagione nel nuovo ciclo.

Il secondo indicatore è economico ed è molto concreto: secondo Reuters, nel contratto domestico 2024-2029 DAZN versa circa 700 milioni di euro l’anno per avere tutte le partite di Serie A, mentre Sky ne versa circa 200 milioni per le tre gare in co-esclusiva. In totale, il campionato vale quindi circa 900 milioni di euro l’anno sul mercato italiano dei diritti TV. Sempre Reuters ha poi riferito che il rinnovo della partnership con TIM vale per DAZN altri 43-46 milioni di euro l’anno circa per la distribuzione della Serie A via TimVision.

Da qui si arriva al punto più delicato: quanto può incassare DAZN in Italia dalla Serie A? Qui il ragionamento corretto non parte dal costo dei diritti, ma dalla base abbonati moltiplicata per il ricavo medio per cliente. Il problema è che DAZN non pubblica il numero ufficiale degli abbonati italiani, quindi anche in questo caso si può solo fare una stima. L’unico riferimento pubblico autorevole resta un lancio Reuters del 2021, secondo cui le fonti di settore stimavano in Italia una base di circa 3,5-4 milioni di abbonati al calcio nel momento in cui DAZN alzò il prezzo a 29,99 euro al mese dopo l’accordo per la Serie A. Se si applicasse in modo teorico quella platea a un prezzo pieno annualizzato, il potenziale lordo sarebbe nell’ordine di 1,26-1,44 miliardi di euro l’anno; usando invece i prezzi oggi visibili sul sito DAZN per il piano Full annuale, pari a 379 euro l’anno oppure 36,99 euro per 12 mesi, il potenziale teorico salirebbe a circa 1,33-1,52 miliardi di euro annui. Si tratta però di una forbice puramente stimata, perché il dato reale dipende da mix tariffario, promozioni, churn, offerte wholesale con partner come TIM e presenza di utenti su pacchetti diversi da quello completo. In altre parole, la Serie A non “vale” per DAZN 700 milioni di ricavi, che sono il costo dei diritti: per capire quanto pesa davvero sul fatturato italiano bisognerebbe conoscere con precisione quanti abbonati pagano, quanto pagano in media e quale quota dei ricavi viene trattenuta dai partner distributivi.

Il dato diventa ancora più interessante se si osserva l’evoluzione successiva. In un aggiornamento societario diffuso a gennaio 2025, DAZN ha dichiarato di aver portato i ricavi 2024 a 3,4 miliardi di dollari e di puntare a 6 miliardi nel 2025. Se si rapportano i 700 milioni annui della Serie A a questo nuovo livello di ricavi, il peso relativo scende ma resta molto alto, nell’ordine di circa il 21-22%. Anche in questo caso non è una percentuale ufficiale di bilancio per la Serie A, ma una stima utile per capire quanto il calcio italiano sia strutturale per DAZN.

C’è poi un altro passaggio che aiuta a leggere la situazione: nel bilancio consolidato 2023, DAZN segnala impegni futuri per diritti pari a 9,3 miliardi di dollari a fine esercizio, in crescita rispetto ai 7,6 miliardi del 2022. Questo numero spiega perché la società continui a registrare perdite molto elevate: il modello si regge su un’enorme anticipazione di costi per acquisire sport premium e monetizzarli nel tempo via abbonamenti, distribuzione, advertising e servizi collaterali. In questo contesto, l’Italia e la Serie A non sembrano una periferia del business, ma uno dei suoi assi portanti.

Quanto ai piani futuri, la linea dell’azienda è abbastanza chiara. DAZN parla apertamente di una piattaforma sempre meno limitata al semplice streaming e sempre più orientata a diventare un hub di intrattenimento sportivo: abbonamenti a più livelli, interazione live con FanZone, betting integrato nei mercati dove è attivo, ticketing, e-commerce e una presenza sempre più ampia su grandi diritti globali. Nel company update 2024, il gruppo indica come obiettivo la crescita fino a un miliardo di utenti globali. Sul piano italiano, le dichiarazioni di Stefano Azzi sul rinnovo con la Lega insistono su un concetto chiave: usare il quinquennio fino al 2029 per allargare il pubblico della Serie A e sviluppare il mercato con una logica di crescita condivisa.

In sintesi, quindi: il fatturato ufficiale di DAZN Italia non è pubblico, ma i numeri disponibili dicono molto. Il gruppo ha chiuso il 2023 con 2,863 miliardi di dollari di ricavi e il mercato italiano, grazie soprattutto alla Serie A, appare uno dei più pesanti dell’intera struttura. Il solo contratto per il campionato vale circa 700 milioni di euro l’anno, una cifra che, per ordine di grandezza, corrisponde a circa un quarto dei ricavi consolidati 2023 e a poco più di un quinto dei ricavi 2024 dichiarati dalla società. Per questo, più che chiedersi se l’Italia conti per DAZN, oggi la domanda vera è un’altra: quanto del futuro di DAZN passerà ancora dalla Serie A.

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