Pep Guardiola sulla panchina dell’Italia non è più soltanto una suggestione da fantacalcio. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta dello Sport, attorno al nome dell’attuale tecnico del Manchester City si starebbe muovendo un ragionamento concreto: il legame personale con l’Italia, gli anni vissuti a Brescia, l’eredità emotiva di Carlo Mazzone e la possibile voglia di misurarsi per la prima volta con una Nazionale dopo aver vinto tutto nei club.
L’operazione resta complicatissima, ma non completamente chiusa. Guardiola avrebbe bisogno di un ambiente compatto, di una federazione capace di proteggerlo e di un progetto tecnico forte, non solo di una panchina prestigiosa. L’Italia, reduce da un altro ciclo traumatico e alla ricerca di una rifondazione profonda, potrebbe offrirgli proprio una sfida diversa: meno quotidianità da club, più selezione, identità e ricostruzione culturale.
Il grande ostacolo resta l’ingaggio. Alla Figc sarebbe praticamente impossibile avvicinarsi alle cifre percepite al Manchester City: la Gazzetta parla di 24,8 milioni lordi, una quota fuori scala per una federazione. Per rendere l’operazione anche solo immaginabile, Guardiola dovrebbe accettare un forte ridimensionamento economico e potrebbe servire il contributo di sponsor, come già avvenuto in passato con Antonio Conte.
Una stima realistica, qualora il matrimonio diventasse davvero possibile, potrebbe collocare l’ingaggio di Guardiola in una fascia tra 5 e 8 milioni di euro netti a stagione, magari con bonus legati a risultati e qualificazioni. Sarebbe comunque uno stipendio enorme per la Nazionale italiana, ma molto lontano dagli standard del City. Più che una scelta di denaro, per Pep sarebbe una scelta di legacy: prendere un’Italia ferita e provare a trasformarla nel suo ultimo grande capolavoro.
