Cicinho
Calciatori

Cicinho, la confessione che scuote il calcio: “Mi sono autodistrutto con l’alcol”. L’ex Roma oggi vuole diventare pastore

DAZN ed EuroCalcioNews: guarda la Serie A e scopri l'offerta

L’ex terzino brasiliano racconta il lato più oscuro della sua carriera: gli eccessi, il rapporto malato con l’alcol, la Roma, il Real Madrid e una rinascita spirituale che oggi lo ha portato lontano dal vecchio mondo del pallone

Ci sono carriere che, viste da fuori, sembrano un sogno perfetto: il Brasile, il Real Madrid, la Roma, gli stadi pieni, i contratti milionari, la vita da campione. Poi, però, arriva il giorno in cui il protagonista decide di togliere la maschera e raccontare quello che davvero si nascondeva dietro l’immagine pubblica.

È quello che ha fatto Cicinho, ex terzino brasiliano passato anche dalla Roma, in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, nella quale ha raccontato senza filtri la sua battaglia contro l’alcol. Una confessione durissima, fatta di eccessi, autodistruzione e momenti che oggi l’ex calciatore guarda con la lucidità di chi è riuscito a salvarsi.

Cicinho e l’alcol: il racconto shock dell’ex Roma

Il passaggio che ha colpito di più riguarda il periodo romano. Cicinho ha raccontato di essere arrivato, in un solo giorno, a consumare quantità impressionanti di alcol: 70 birre e 15 caipirinha, oltre a due pacchetti di sigarette. Numeri che fanno rumore non solo per la loro enormità, ma perché arrivano dalla voce di un ex atleta professionista, uno che sulla carta avrebbe dovuto vivere di disciplina, allenamenti e cura del corpo.

Il problema, però, era cominciato molto prima. Secondo il racconto dell’ex calciatore, il primo contatto con l’alcol risale addirittura ai 13 anni, durante una festa con gli amici. Da lì sarebbe nato un rapporto sempre più pericoloso, cresciuto insieme alla fama, ai soldi e alla libertà che il calcio professionistico gli aveva messo davanti.

La frase più forte, in fondo, è proprio questa: per Cicinho il calcio non era più soltanto una passione o una professione, ma era diventato anche uno strumento per alimentare una vita di eccessi. Più guadagnava, più beveva. Più saliva di livello, più perdeva il controllo.

Dal Real Madrid alla Roma: il talento travolto dagli eccessi

Cicinho era arrivato in Europa con un profilo importante. Brasiliano, terzino offensivo, qualità tecnica, corsa, personalità. Il Real Madrid lo aveva portato nel calcio dei galacticos, poi la Roma gli aveva dato una nuova grande occasione in Serie A.

Eppure, dietro la carriera internazionale, c’era una fragilità profonda. L’ex giocatore ha raccontato che anche durante la sua esperienza al Real Madrid viveva già momenti complicati, con feste, alcol e una quotidianità incompatibile con il livello richiesto dal calcio professionistico. Alcune ricostruzioni dell’intervista riportano anche il tema degli allenamenti affrontati in condizioni tutt’altro che ideali, segno di un problema ormai fuori controllo.

Alla Roma, nonostante il legame rimasto forte con l’ambiente giallorosso, il quadro non migliorò. Anzi, proprio nella Capitale Cicinho colloca alcuni degli episodi più estremi della sua dipendenza. Un cortocircuito doloroso: da una parte l’amore per la città e per il club, dall’altra un percorso personale che stava andando nella direzione sbagliata.

Il lato umano dietro il calciatore

La storia di Cicinho colpisce perché rompe uno dei grandi cliché del calcio moderno: quello del campione come figura invincibile, immune da problemi comuni, sempre ricco, felice e padrone della propria vita.

In realtà, il suo racconto mostra l’esatto contrario. Soldi, fama e successo possono amplificare un disagio, non cancellarlo. Nel suo caso, la carriera gli aveva dato visibilità e possibilità economiche, ma non gli aveva tolto il vuoto che cercava di riempire con l’alcol.

Anche il dettaglio dei tatuaggi racconta bene quel periodo: Cicinho ha spiegato di avere 33 tatuaggi, ma soltanto otto fatti da sobrio. È un’immagine simbolica, quasi brutale, di una vita vissuta per anni senza piena lucidità, tra scelte impulsive e giornate dominate dalla dipendenza.

La rinascita: la moglie, la fede e una nuova vita

La parte più potente della storia, però, non è solo la caduta. È la risalita.

Oggi Cicinho racconta di aver trovato una strada diversa grazie al sostegno della moglie e a un percorso spirituale. Vive in Brasile, lavora anche come commentatore televisivo e ha intrapreso un cammino religioso che lo sta portando verso una nuova identità: quella di pastore evangelico.

È un cambiamento radicale. Dal calcio vissuto come fuga e consumo, alla fede vissuta come ricostruzione personale. Dalla notte degli eccessi alla volontà di aiutare gli altri. Dalla dipendenza alla testimonianza pubblica.

Il suo racconto non cancella il passato, ma lo trasforma in qualcosa di diverso: un avvertimento, una confessione, forse anche un modo per dire ad altri sportivi e giovani tifosi che dietro la facciata del successo possono nascondersi battaglie molto serie.

Il legame con Roma non si è mai spezzato

Nonostante tutto, Cicinho conserva parole di affetto per la Roma. Il rapporto con la città e con l’ambiente giallorosso resta forte, anche se la sua esperienza italiana è segnata da ricordi contrastanti. Da una parte l’opportunità sportiva, dall’altra il periodo più estremo della sua vita personale.

Secondo quanto riportato anche da testate vicine al mondo romanista, l’ex calciatore ha ricordato con gratitudine alcune figure del club, tra cui Bruno Conti, e ha ribadito il suo legame con la Roma.

È forse proprio questo l’aspetto più umano della vicenda: Cicinho non rinnega Roma, ma oggi riesce a raccontarla per quello che è stata davvero per lui. Non solo una tappa calcistica, ma anche il luogo in cui il suo problema è diventato impossibile da ignorare.

Una storia che il calcio dovrebbe ascoltare

La confessione di Cicinho arriva in un momento in cui il calcio parla continuamente di prestazioni, mercato, ingaggi, plusvalenze e pressione mediatica. Ma raramente si ferma davvero sul tema della salute mentale, delle dipendenze e della solitudine degli atleti.

Il suo caso dimostra che il talento non basta. Che un grande contratto non protegge da tutto. Che un calciatore può essere idolatrato da migliaia di persone e allo stesso tempo sentirsi completamente perso.

Oggi Cicinho sembra aver trovato una nuova direzione. La sua storia resta dura, ma non è soltanto una storia di caduta. È anche una storia di recupero, consapevolezza e rinascita.

E forse proprio per questo fa così rumore: perché non parla solo di un ex calciatore brasiliano passato da Real Madrid e Roma. Parla del lato fragile del successo, quello che spesso il calcio preferisce non mostrare.

Articoli correlati

Wanda Nara-Icardi, arriva la sentenza sul divorzio: negati 100mila euro al mese, il motivo sorprende

EuroCalcioNews.com

Ibrahimovic si regala una Ferrari nera da quasi 4 milioni: quanto l’ha pagata e dove è andato a ritirarla

EuroCalcioNews.com

Monte ingaggi Milan 2026/27: superati i 100 milioni, ma il dato più interessante è un altro

EuroCalcioNews.com

Leao, partenza in salita al Galatasaray: zero gol e zero assist. E al Milan qualcuno comincia a sorridere

EuroCalcioNews.com

Trevisani boccia l’attacco della Juventus: «Fa ridere». E propone Icardi a parametro zero

EuroCalcioNews.com

Haaland sui panetti di cocaina da 17 milioni: da Messi a Ronaldo, tutti i calciatori usati dai narcos

EuroCalcioNews.com

Gattuso spiazza tutti su Tavares: «È da Real Madrid, ma è come aver bruciato 100 milioni»

EuroCalcioNews.com

Monte ingaggi Lazio 2026/27: quasi 70 milioni, ecco chi guadagna di più

EuroCalcioNews.com

Pato cambia vita: dal Milan nel cuore al club inglese, ecco cosa sta facendo oggi

EuroCalcioNews.com
Oltre alle news quotidiane, andiamo in profondità nel sistema calcio per scoprire informazioni che molti ignorano ma che vorrebbero sapere.