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Juve, questa non è sfortuna: è una resa. E ora il tifoso bianconero ha tutto il diritto di arrabbiarsi

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La Juventus perde 2-0 in casa contro la Fiorentina e trasforma una partita decisiva in un altro processo pubblico. Non una sconfitta qualunque, non un inciampo da archiviare con la solita frase “pensiamo alla prossima”. Questa volta il tonfo pesa doppio: perché arriva allo Stadium, contro una rivale storica, in piena corsa Champions e nel momento in cui una squadra con il DNA della Juve avrebbe dovuto mordere la partita. Invece i bianconeri l’hanno subita. E per molti tifosi, oggi, la domanda è inevitabile: ma questa è ancora la Juventus?

La Fiorentina passa 2-0 grazie ai gol di Ndour e dell’ex Mandragora, una rete per tempo, mentre la squadra di Luciano Spalletti scivola al sesto posto e vede complicarsi pesantemente la rincorsa alla Champions League. Il Giornale racconta di una Juve imprecisa, nervosa, incapace di trasformare la pressione in vera superiorità, con l’unico grande episodio favorevole cancellato dal VAR: il gol del possibile pareggio di Vlahovic annullato per fuorigioco millimetrico.

Una Juve che non fa più paura

Il punto non è solo perdere. Il punto è come si perde. La Juventus storicamente poteva anche giocare male, poteva soffrire, poteva vincere con mezzo tiro in porta, ma trasmetteva sempre una sensazione: prima o poi qualcosa sarebbe successo. Oggi, invece, la sensazione è quasi opposta. Anche quando attacca, anche quando spinge, anche quando riempie l’area, sembra una squadra che non sa davvero dove andare.

Contro la Fiorentina la Juve ha avuto momenti di reazione, ma troppo spesso confusi. Tiri dalla distanza, iniziative individuali, cross, tentativi sporchi, poca lucidità. Non basta dire che De Gea ha fatto il suo, non basta aggrapparsi al gol annullato a Vlahovic. Perché una squadra che si gioca la Champions in casa non può ridursi a discutere soltanto di un frame al VAR.

La Fiorentina ha fatto la partita che doveva fare: compatta, cinica, pronta a colpire. La Juventus, invece, ha mostrato ancora una volta il suo problema più grande: tanta tensione, poca qualità mentale, zero ferocia nei momenti in cui bisognava spaccare la partita.

Koopmeiners, Vlahovic, Spalletti: chi si prende le responsabilità?

Nel primo tempo la Juve non riesce a trovare ritmo. La Fiorentina colpisce con Ndour al 34’, anche grazie a una deviazione che mette fuori causa Di Gregorio. Spalletti cambia nell’intervallo, togliendo Koopmeiners per inserire Boga e provare ad alzare il peso offensivo. Una scelta che fotografa anche il momento di alcuni giocatori: chi doveva prendersi la squadra sulle spalle continua a sembrare lontano dal livello atteso.

Vlahovic trova il gol del pareggio al 70’, ma il VAR cancella tutto per fuorigioco. Episodio pesante, certo. Ma può essere davvero questo l’alibi totale? Una grande Juve, davanti al proprio pubblico, avrebbe dovuto trasformare quella rabbia in assedio. Invece arriva il secondo colpo viola: Mandragora, proprio un ex, firma lo 0-2 con un gran sinistro e chiude una serata che per il popolo bianconero sa di umiliazione sportiva.

E allora il tema diventa più grande della singola partita. È colpa dell’allenatore? Dei giocatori? Della società? Del mercato? Di una mentalità che si è persa anno dopo anno? La risposta forse non è una sola, ma il tifoso juventino oggi ha il diritto di pretendere qualcosa di più della solita analisi tecnica post-partita.

Champions lontana: il fallimento ora è concreto

La classifica rende tutto ancora più pesante. La Juventus scivola al sesto posto e vede la Champions allontanarsi, con il derby contro il Torino che diventa una partita da ultima spiaggia. Il problema è che questa squadra sembra arrivarci non con la rabbia di chi vuole ribaltare il destino, ma con la paura di chi sa di poter buttare via tutto.

E per un club come la Juventus, restare fuori dalla Champions non sarebbe solo un danno sportivo. Sarebbe un colpo economico, tecnico e d’immagine. Significherebbe meno appeal sul mercato, meno risorse, più dubbi sul progetto e una pressione enorme su ogni decisione futura.

La domanda che brucia è semplice: come può una squadra costruita per tornare stabilmente tra le grandi d’Europa ritrovarsi a tremare per un posto Champions?

Il tifoso bianconero non vuole più scuse

La parte più delicata è proprio questa. Il tifoso juventino può accettare una fase di ricostruzione. Può accettare qualche giovane da far crescere. Può accettare una stagione complicata. Ma non può accettare l’impressione di una squadra senza identità, senza cattiveria, senza quella fame che per decenni ha definito la Juventus.

Perdere contro la Fiorentina allo Stadium, in una gara così pesante, non è un dettaglio. È una ferita. E non basta parlare di episodi, calendario, stanchezza o VAR. La Juve ha il dovere di essere più forte anche delle difficoltà. Se non lo è, qualcuno deve spiegare perché.

Il derby col Torino ora non sarà solo una partita. Sarà un referendum emotivo sul finale di stagione. Perché se la Juventus dovesse fallire anche l’ultimo assalto alla Champions, questa sconfitta con la Fiorentina rischierebbe di diventare il simbolo di un’annata buttata via nel modo peggiore.

E ora dite la vostra: chi è il principale responsabile?

La Juve è davvero vittima degli episodi o questa squadra ha perso definitivamente la sua identità? La colpa è di Spalletti, dei giocatori, della società o di un progetto nato male?

Una cosa è certa: dopo uno 0-2 in casa contro la Fiorentina, nel momento più importante della stagione, il tifoso bianconero non può più essere liquidato con un “bisogna lavorare”. La pazienza è finita.

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