Il calciomercato europeo ha trovato un nuovo protagonista. Galatasaray, Fenerbahçe, Beşiktaş e Trabzonspor riescono ormai ad attirare calciatori che fino a pochi anni fa sarebbero rimasti nei cinque principali campionati. Victor Osimhen è stato acquistato per 75 milioni di euro e guadagna circa 15 milioni netti a stagione più bonus, mentre altri campioni hanno ricevuto proposte difficili da pareggiare per molte società italiane.
La domanda è inevitabile: come possono i club turchi sostenere investimenti tanto elevati, nonostante la Süper Lig faccia parte dei campionati più indebitati d’Europa? La risposta non dipende da un’unica fonte di denaro, ma da un sistema composto da tasse più basse, sponsor, operazioni immobiliari, aumenti di capitale e ricavi incassati in euro.
Il grande vantaggio fiscale
Il primo elemento è la tassazione sugli stipendi. In Turchia il prelievo applicato agli ingaggi dei calciatori si aggira intorno al 20%, una percentuale molto più bassa rispetto a quella dei principali campionati europei.
Questo significa che, per garantire a un giocatore 10 milioni netti, una società turca deve sostenere un costo lordo indicativo di circa 12,5 milioni. In Italia, senza le precedenti agevolazioni del Decreto Crescita, la stessa operazione potrebbe costare quasi il doppio.
Il club turco si occupa direttamente del carico fiscale e può quindi presentare al calciatore un’offerta netta particolarmente semplice e conveniente. È uno dei motivi per cui la Süper Lig riesce a competere sugli ingaggi anche con squadre dai ricavi superiori.
Il calcio incontra il mercato immobiliare
Un’altra parte della liquidità arriva dai patrimoni immobiliari. Il caso più evidente è quello del Galatasaray, che ha valorizzato l’area di Florya, storica sede degli allenamenti, attraverso un’operazione vicina ai 500 milioni di euro.
Una parte delle risorse è stata utilizzata per ridurre l’esposizione finanziaria, mentre un’altra può sostenere gli investimenti sportivi. I grandi club turchi possiedono terreni e strutture collocati in zone diventate nel tempo molto appetibili dal punto di vista urbanistico.
Sponsor, merchandising e ricavi in euro
L’arrivo di un grande campione non viene considerato soltanto un costo. Una stella internazionale può aumentare la vendita delle maglie, la biglietteria, gli abbonamenti e il valore delle sponsorizzazioni. Il Galatasaray è diventato uno dei club più forti al mondo sul fronte del merchandising e le grandi società turche possono contare sul sostegno di marchi nazionali e internazionali.
C’è poi l’effetto della valuta. La lira turca si è fortemente svalutata, ma i premi UEFA, alcune sponsorizzazioni e le cessioni internazionali vengono incassati in euro. Questi ricavi in valuta forte acquistano maggiore peso quando vengono utilizzati per sostenere una parte dei costi domestici.
Il vero problema sono i debiti
Il modello presenta però un rischio enorme. Secondo i dati riportati da Calcio e Finanza, Galatasaray, Fenerbahçe, Beşiktaş e Trabzonspor avevano complessivamente più di 1,13 miliardi di euro di debiti al 31 maggio 2025.
Nel 2021 i quattro club avevano già sottoscritto un piano di ristrutturazione da circa 800 milioni con un consorzio di banche, ottenendo una moratoria iniziale e un percorso di rientro decennale. Successivamente sono stati necessari nuovi aumenti di capitale per alleggerire l’esposizione.
Quanto può durare questa corsa?
I club turchi possono spendere perché combinano un regime fiscale favorevole con patrimonio immobiliare, sponsor, aumenti di capitale e ricavi europei. Non significa però che dispongano di risorse illimitate.
Il sistema può funzionare soltanto se i nuovi campioni producono più ricavi, se arrivano qualificazioni costanti alle coppe UEFA e se le operazioni immobiliari continuano a generare liquidità. In caso contrario, i grandi acquisti rischiano di aumentare ulteriormente un debito già molto pesante. Dietro il mercato spettacolare della Turchia, quindi, non c’è un miracolo finanziario: c’è una strategia aggressiva che può generare crescita, ma anche presentare un conto salatissimo.
