Samuel Eto’o torna al centro di una vicenda delicatissima. L’ex attaccante di Inter e Barcellona, oggi presidente della Federcalcio camerunese, è accusato da alcuni ex dirigenti della Fecafoot di aver ricevuto sul proprio conto personale oltre 567mila euro collegati all’amichevole Russia-Camerun del 2023, senza che di quel denaro sia poi stata trovata traccia nei conti ufficiali della federazione.
Ma il punto più interessante della storia potrebbe essere un altro: perché del denaro destinato a una federazione calcistica sarebbe finito, in primo luogo, sul conto personale del suo presidente?
Eto’o, i due bonifici e il conto in Qatar
La vicenda nasce dalla partita amichevole giocata il 12 ottobre 2023 a Mosca tra Russia e Camerun.
Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa internazionale, la documentazione relativa alla gara mostrerebbe due pagamenti: 455.056 euro e 112.514 euro. Le somme sarebbero state indirizzate verso un conto personale riconducibile a Eto’o presso la Qatar National Bank di Doha.
Alcuni ex membri della Fecafoot sostengono però di non aver successivamente trovato documentazione bancaria o contabile capace di dimostrare che il denaro sia arrivato sui conti ufficiali della federazione. È importante precisarlo: si tratta al momento di accuse, non di una sentenza che accerti un’appropriazione del denaro da parte dell’ex calciatore.
Perché il conto personale è il dettaglio più importante
Ed è probabilmente questo il punto che rischia di perdersi dietro alla cifra da mezzo milione di euro. Quando una federazione incassa un compenso per una partita della propria Nazionale, il nodo non è soltanto sapere chi materialmente riceve il bonifico. Serve poter ricostruire l’intero percorso contabile del denaro.
Se, come sostengono gli accusatori, il pagamento è effettivamente passato attraverso un conto personale del presidente della federazione, diventano fondamentali almeno tre domande: a quale titolo è stato utilizzato quel conto, come è stata contabilizzata la somma e dove si trova la documentazione dell’eventuale successivo trasferimento alla Fecafoot.
È proprio quest’ultimo elemento che gli ex dirigenti contestano. In altre parole, la questione non riguarda soltanto “dove sono i 500mila euro”, ma la tracciabilità di una somma legata all’attività della Nazionale camerunese.
Perché entra in gioco anche Infantino
C’è poi un secondo livello della vicenda. Gli ex dirigenti sostengono di aver segnalato il caso alla commissione etica della FIFA più di un anno fa, senza aver ricevuto informazioni sull’eventuale avanzamento della pratica.
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Questa situazione ha portato alcuni oppositori di Eto’o ad avanzare l’ipotesi di una protezione politica. È però necessario distinguere i fatti dalle interpretazioni: la FIFA respinge l’idea che Gianni Infantino possa interferire con i propri organi giudiziari, sostenendone l’indipendenza.
Cosa rischia davvero Eto’o
Al momento parlare di colpevolezza o di denaro definitivamente “sparito” sarebbe prematuro. La domanda che potrebbe però diventare sempre più difficile da evitare è estremamente semplice: esiste una prova documentale che quei soldi siano stati trasferiti dal conto indicato nelle accuse alla Federcalcio camerunese?
Se emergerà, la vicenda potrebbe assumere una dimensione molto diversa. Se invece quella documentazione non dovesse essere prodotta, le pressioni sulla gestione di Eto’o alla guida della Fecafoot potrebbero aumentare sensibilmente.
Per l’ex bomber dell’Inter, quindi, il problema oggi non è soltanto spiegare che fine abbiano fatto oltre 500mila euro provenienti dalla Russia. È spiegare perché, secondo i documenti citati dalla stampa internazionale, una somma collegata alla sua federazione sarebbe transitata dal suo conto personale.
